24 ott 2013

Lesson number six: La cacio e pepe



La lesson di oggi è all'apparenza molto semplice ma non fatevi trarre in inganno dai pochi ingredienti che la compongono, è sufficiente sbagliare una piccola mossa per ritrovarvi alle prese con un'imbarazzante"pizzottella".

Cominciamo

Pecorino romano grattugiato, diciamo un paio d'etti [sto considerando vi troviate a prepararla per una cenetta a due, magari a lume di candela con il vostro lui o la vostra lei] [se siete da soli dimezzate le dosi, va bene lo so, ci avevate già pensato].

Un cucchiaio di pepe nero [questo poi potrete anche metterlo a vostro piacere considerando il grado di piccante che riuscite a sopportare]
3 etti di tonnarelli all'uovo o, se non amate la pasta lunga, dei bombolotti rigati [prendono meglio il condimento]

Ora non dovete far altro che mischiare in una ciotola i due ingredienti base, preferibilmente con le mani [ritengo che in cucina lavorare gli elementi di una ricetta con le mani sia di gran lunga più pratico ed efficiente].

Nel frattempo avrete messo a bollire l'acqua alla quale avrete aggiunto un pugnetto di sale grosso [non esagerate altrimenti la cacio e pepe vi risulterà  troppo salata e la vostra cenetta romantica la dovrete passare a bere e far pipì].

Quando bollirà  verserete la pasta e la girerete di tanto in tanto.
Al momento di scolarla scanserete in una tazza un po' dell'acqua di cottura.

La pasta a questo punto è in una pirofila.
Non dovete distrarvi, questo è il punto più critico della lesson, concentratevi!

Cospargete di cacio e di pepe precedentemente mischiati e girate.
Versateci sopra pian pianino l'acqua di cottura.
Il preparato dovrà risultare ben cremoso e non avere grumi.

L'aspetto sarà pressappoco questo qui



Buona cena 







22 commenti:

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    1. Dai che te ne lascio due fili....

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  2. Sì, l'aspetto è molto bello.

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    1. È tra i miei piatti preferiti. Il sapore è ancora meglio dell'aspetto.

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  3. L'ho mangiata a Roma più volte: spettacolare.

    Manfredi Beruschi

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  4. Grazie, Rachel. La proverò nei prossimi giorni e ti farò sapere

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  5. Sono sicura che questa volta tutti gli elementi si amalgameranno nel modo giusto.

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  6. Scusa, non avevo fatto caso alle dosi. Più che tête-à-tête, penso intendessi ammucchiata.

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    1. Erasmo non ti fidare mai delle dosi che scrivo, tendo sempre ad abbondare.

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  7. Primo report sulla cacio e pepe: risultato non brillante per colpa del formaggio: era troppo fresco e l'acqua di cottura non si è amalgamata a formare la "cremina". Dovrò mettermi alla ricerca di pecorino romano stagionato, sarà difficile in questa terra di parmigiano e di grana.

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    1. Credo sia proprio una questione di formaggio...
      Un segreto: prova ad aggiungere qualche cucchiaio di panna liquida al composto. Ti aiuterà fino a che non trovi il pecorino romano.

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    2. Ma no, a Milano il pecorino romano è facilissimo da trovare. Piuttosto, fai attenzione all'acqua che aggiungi, che sia bollente, perché la formazione di grumi è un pericolo concreto. Meglio anche non usare la pentola di cottura per l'operazione (la tentazione è forte), ma proprio una pirofila, come dice Rachel.

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  8. Credo che la prossima volta le verrà bene.
    Dici che ha usato la pentola di cottura?

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  9. No, non ho usato la pentola di cottura, ma una piccola zuppiera di coccio tenuta al caldo. L'acqua di cottura l'ho prelevata con un a tazza prima di scolare la pasta. Devo proprio cercare un formaggio ben stagionato.

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    1. O mangiarla a Roma.

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    2. Esatto, Rachel. Mangiare la cacio e pepe a Roma è il modo migliore per apprezzarla. Certe ricette le puoi gustare al meglio solo se le provi nei luoghi d'origine. Ti faccio un esempio banale con una domanda retorica: sarà mangiabile in una trattoria trasteverina la genovesissima pasta al pesto? Non credo che in una trattoria romana o in una partenopea saprebbero capaci d farla bene come la fanno in maniera insuperabile a Genova. La stessa cosa è per la cacio e pepe: né a Pavia, né a Milano, né a Venezia, né a Genova sarebbero capaci di farla come si fa a Roma.

      Manfredi Beruschi

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    3. A Rapallo ho mangiato lo gnocchetto al pesto piú buono in assoluto. Non sono mai riuscita a ripetere quel miracolo gastronomico.

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  10. Ah, questo è sicuro! la prossima volta che ci capito mi precipito da Nonna Betta o dall'altro ristorante citato da Erasmo, ma di cui non ricordo il nome.

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    1. Era Ba Ghetto.
      Altrimenti ti toccherá assaggiare la mia di cacio e pepe.

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