09 ott 2014

Orrore

Basta chiamarli RAGAZZI!
Degli uomini adulti, a 24 anni almeno lo si dovrebbe essere, hanno seviziato un ragazzino colpevole solo di essere cicciottello.
I genitori di questi anellidi li hanno giustificati sostenendo si trattasse di uno scherzo. 

"Hanno fatto, un'enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco".

Bene, io già ho in mente la pena giusta...

22 commenti:

  1. Anche perchè, la potenza del compressore la potranno capire solo se la provano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E non mi venissero a parlare di disagi sociali o altre cazzate! Sono intollerante verso questi barbari.

      Elimina
  2. Ieri sera, mentre sentivo la notizia, mi veniva da piangere. Per il ragazzino, per lo stato in cui via via ci stiamo riducendo, per la barbarie che ci circonda e ci sovrasta. Stamattina sono di buon umore, si vede eh?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono state le mie stesse reazioni Laura. Certe notizie il buonumore te lo tolgono.

      Elimina
  3. Eh, dovevano usare un compressore meno potente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, non avevano pensato alla potenza stinvertebrati.

      Elimina
    2. S', Marcoz, la prossima volta staranno più attenti!

      Elimina
  4. Discorso di inizio d'anno del preside, qualche anno fa: "Continuo a sentire professori che si lamentano, ma perché proprio io, ma perché capitano tutti a me... Non capitano 'proprio a voi', capitano a tutti, scolari così capitano in tutte le classi". Non stava parlando di scolari ritardati, di scolari non interessati, di scolari irrequieti: stava parlando di scolari asociali, violenti, incivili, più o meno delinquenti. Ci sono in tutte le classi, è una legge di natura che un dieci per cento dei ragazzini di 11-14 anni siano delinquenti e tocca a noi farcene una ragione, non ai genitori alzare il culo per dargli un'educazione. Una volta uno di una mia classe è saltato addosso a uno grande la metà di lui e mentre un altro gli teneva fermo il braccio, con un colpo secco di taglio gli ha spezzato un polso. La mammina, convocata al consiglio di classe in cui abbiamo deliberato una sospensione di tre giorni, ha detto: "Embè, sono cose che succedono, no?"
    Compressore OK, ma anche per i genitori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo che si, saranno curiosi anche loro dell'effetto che fa.

      Elimina
  5. Certo che il fatto di dare spazio a certa gentaglia nel suo blog non le fa proprio onore....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lei si sbaglia. Chi non mi fa onore sta nella cartella dello spam. Probabilmente anche svariati suoi commenti.

      Elimina
    2. Ho provato a misurare la caratura del commento dell'anonimo, ma al mio idioziometro sono saltati i circuiti.

      Elimina
  6. Quando succedono cose così, è inevitabile dire che sono male e identificare i maligni che lo fanno; è così inevitabile da mettere il dubbio sia uni scivolo. Proviamo a non farlo:
    Nasco in una profonda arretratezza culturale; da me, in questo ambiente, non si parla, nessuno si chiede il perché di nulla; i valori sono semplici: "la forza", "la squadra (o il gruppo" ed il "non essere vittima" perché se sei vittima sei perduto, sei solo e sei morto. La scuola ti disprezza da subito, dalle elementari: tu sei l'"asino", quello che non ce la farà mai, e te lo dicono. Da bambini si è spietati come da insegnanti e tu, e i tuoi amici, siete "i cattivi". Non impari niente, e soprattutto non impari a pensare: impari solo ad imitare i forti e cattivi perché solo loro vengono - se non ammirati - almeno temuti, dunque, in qualche modo, rispettati. Con la forza, senza pensare, si possono fare tante cose lo stesso, impari. È una buona via, ed è anche l'unica che hai; diversamente, in quel mondo, diventi tu, la vittima.

    Ecco perché io credo che quel dissennato (ma per condizione, non per colpa) genitore non si sbagliasse a dire che era un gioco senza fine di fare il male. Il male, come il bene, si valuta. Ma bisogna saperlo fare; altrimenti c'è solo il bianco ed il nero della paura e dell'entusiasmo, o dell'ammirazione per l'"eroe" (una figura immaginata, nella realtà) e l'odio semirazzista per il deviante (altrettanto).
    Tutto, credo, sta nel l'imprinting, nella coltivazione, allevamento, educazione; non si nasce come "il cattivo" (molti insegnanti pensano di sì), ma si diventa "il deviante". Da che? Da un equilibrio di bene e male che garantisce "questo tipo corrente" di convivenza.
    E perché si diventa "il deviante"?
    Chiediamocelo.

    RispondiElimina
  7. Internet, ricordi il caso dei mostri del Circeo che anni fa [forse 30] seviziarono due ragazzine ed una riuscirono anche ad ucciderla? Bene, quell'episodio mi sembra emblematico poiché i due mostri provenivano da famiglie
    della cosiddetta "Roma bene", vivevano entrambi nell'agio.
    La devianza non penso possiamo spiegarcela.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io ho pensato, mentre scrivevo, a Izzo e compagni; ma pure a berlusconi, e compagni (dell'utri, mangano e tutta la compagnia), perché non si fa il male solo strangolando personalmente a mani nude.

      Ebbene, è lo stesso, secondo me. Conoscevo una famiglia luminosa, democratica, attiva socialmente; il figlio maggiore era mio amico: brillante, bel ragazzo, spiritoso e simpatico; un solo apparente difetto: talvolta manifestava un ego smisurato e diventava con alcuni sprezzante fino al razzismo.
      E' diventato un picchiatore fascista; portava la pistola, è finito in galera, non ha concluso gli studi. Ma cosa poteva essere successo? Proprio a lui, in una famiglia così?
      Sì; e proprio perché in una famiglia così. Mi sono poi accorto che in quell'ambiente pieno di qualità, di quelle qualità erano tutti così coscienti da essere democratici solo sulla pelle: dentro, si sentivano i migliori del Mondo ed i figli sono dunque stati educati a pensarsi dèi. Se tu sei dio, gli altri sono cacca.
      La devianza, come tutte le cose reali, si spiega eccome, Rachel; e 'bisogna' spiegarsela. Altrimenti si ragiona come un razzista.

      Elimina
    2. No internet, non si ragiona da razzisti se non ci si riesce a spiegare certe devianze umane, anzi, ti dirò di più, trovo più "razzista" [termine che trovo comunque sbagliato in questo contesto] giustificarle in quanto frutto di un background sfortunato.

      Elimina
  8. Contesto, Rachel, per due motivi che si collegano: il primo è che il razzismo è un giudizio a prescindere, senza altra valutazione che fenomenica; l'apparenza è tutto, per il razzismo, e non servono altre analisi.
    Il secondo è che, se non si cerca di analizzare, non si può dare altro giudizio che quello basato sull'apparenza dei fatti.

    Io non voglio, qui, accusare di razzismo Rachel od altri; segnalo il pericolo che deriva dal dire: "sono so e non voglio sapere altro", perché questo è un procedimento che porta - alla fine della strada - al razzismo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Comprendere non è un modo per risolvere, in contorcimenti della ragione, il reale.
      Credo (il termine è appropriato perché non ho conoscenze di psicologia) che nessuno nasca quello che diventerà, e allora? Non esistono più i colpevoli?
      Internet, dio non esiste, l'assoluto non esiste. Esiste solo l'opportuna reazione al reale.
      Il concetto stesso di colpa cambia con il tempo e lo spazio, per i greci dell'Iliade chi agiva per ira non era responsabile delle sue azioni così come chi lo faceva per amore, ed è funzionale al mantenimento di un ordinamento sociale, di una convivenza civile. La devianza è nociva e questo non deve essere messo in discussione. Il razzismo qui non c'entra nulla, così come il censo, vittima e carnefice sono cresciuti nello stesso ambiente, ma uno dei due ha l'intestino e l'amor proprio in pezzi. Non vorremo correre in soccorso dello stronzo per salvaguardare la correttezza politica?
      Razzismo è giudicare con parzialità (anche l'indulgenza) qualcuno perché povero, negro, ebreo, cinese, bianco, ricco.

      Elimina
  9. Tutto sta al significato che vogliamo dare al termine "colpevole", Giovanni. Se è "demone", nato per magia nera, allora possiamo spazzarlo via con una raffica, come nei giochi elettronici. Se è "uomo che si è comportato in modo contrario alle regole oggi condivise" allora è evidente quanto sia imperativo spiegarci il perché.
    Lei dice che carnefice e vittima sono nati nello stesso ambiente, in questo caso: certo; ed in quell'ambiente - l'ho già detto - se non hai animo di carnefice diventi vittima. Sono brutti ambienti, Giovanni, che vogliamo fare? I ghetti?
    Non c'entra la correttezza politica: c'entra il rimedio. Che si può trovare sapendo che è l'allevamento (educazione) a formare l'individuo, in barba a Lombroso e Gandalf.
    E non è nemmeno questione di censo, perché mi riferisco all'"ambiente intellettuale", o berlusconi ed Izzo sarebbero cittadini onorati.
    Il degrado intellettuale non si misura in Euro, ma è la causa. E serve il rimedio, non la forca; la forca è un palliativo per il problema, perché rimedia solo all'episodio. Non è buonismo, Giovanni, è strategia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 'azz, hai infilato il poroberlusconi in un discorso in cui, una volta tanto, non c'entrava niente.

      Elimina
    2. Quale? Quale strategia, il paternalismo?

      Elimina
  10. Dispettoso Giovanni: lei vuole farmi ripetere tutta la pappardella, ma non ci casco.

    RispondiElimina

Se il commento non lo vedi qui è perché l'ho ben riposto in spam.