25 ott 2014

'lgazometro su Wordpress

È nato, è nato!
Lo trovate qui.
Piano piano lo renderò più accogliente. Sto ancora tentando di capire bene come funziona Wordpress, dateme tempo. Scriverò un po' qui e un po' là.

È femmina!

19 ott 2014

Strano ma vero

Quando la barzelletta diventa realtà. 

Un automobilista sta ascoltando il giornale radio,che viene interrotto per una comunicazione urgente: "Attenzione,attenzione...a tutti gli automobilisti...un pazzo ha imboccato l'autostrada del Sole contromano!".
Appena ascoltato il messaggio, l'uomo esclama, schivando le macchine: "Per fortuna che doveva essere solo uno...qua saranno un centinaio!"

11 ott 2014

No al commento di scambio

Non vorrei risultare volgare e mi permetto di evocare l’immenso Tarantino, nello specifico Wolf, perché nel contesto del film la citazione completa "non è ancora il momento di cominciare a farci i pompini a vicenda"........

[dovete assolutamente clikkare sul link e leggervi il post di hombre]




9 ott 2014

Orrore

Basta chiamarli RAGAZZI!
Degli uomini adulti, a 24 anni almeno lo si dovrebbe essere, hanno seviziato un ragazzino colpevole solo di essere cicciottello.
I genitori di questi anellidi li hanno giustificati sostenendo si trattasse di uno scherzo. 

"Hanno fatto, un'enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco".

Bene, io già ho in mente la pena giusta...

6 ott 2014

L'avventura di due sposi (Italo Calvino)



 L’operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali.
Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po’ prima alle volte un po’ dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide.
Spesso i due rumori: il suono della sveglia e il passo di lui che entrava si sovrapponevano nella mente di Elide, raggiungendola in fondo al sonno, il sonno compatto della mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel guanciale. Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia, coi capelli sugli occhi.
Gli appariva così, in cucina, dove Arturo stava tirando fuori i recipienti vuoti dalla borsa che si portava con sé sul lavoro: il portavivande, il termos, e li posava sull’acquaio. Aveva già acceso il fornello e aveva messo su il caffè.
Appena lui la guardava, a Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi, come se ogni volta si vergognasse un po’ di questa prima immagine che il marito aveva di lei entrando in casa, sempre così in disordine, con la faccia mezz’addormentata.
Quando due hanno dormito insieme è un’altra cosa, ci si ritrova al mattino a riaffiorare entrambi dallo stesso sonno, si è pari.
Alle volte invece era lui che entrava in camera a destarla, con la tazzina del caffè, un minuto prima che la sveglia suonasse; allora tutto era più naturale, la smorfia per uscire dal sonno prendeva una specie di dolcezza pigra, le braccia che s’alzavano per stirarsi, nude, finivano per cingere il collo di lui.S’abbracciavano.
Arturo aveva indosso il giaccone impermeabile; a sentirselo vicino lei capiva il tempo che faceva: se pioveva o faceva nebbia o c’era neve, a secondo di com’era umido e freddo. Ma gli diceva lo stesso: – Che tempo fa? – e lui attaccava il suo solito brontolamento mezzo ironico, passando in rassegna gli inconvenienti che gli erano occorsi, cominciando dalla fine: il percorso in bici, il tempo trovato uscendo di fabbrica, diverso da quello di quando c’era entrato la sera prima, e le grane sul lavoro, le voci che correvano nel reparto, e così via.
A quell’ora, la casa era sempre poco scaldata, ma Elide s’era tutta spogliata,
un po’ rabbrividendo, e si lavava, nello stanzino da bagno. Dietro veniva lui, più con calma, si spogliava e si lavava anche lui, lentamente, si toglieva di dosso la polvere e
l’unto dell’officina. Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti, ogni tanto dandosi delle spinte, togliendosi di mano il sapone, il dentifricio, e continuando a dire le cose che avevano da dirsi, veniva il momento della confidenza, e alle volte, magari aiutandosi a vicenda a strofinarsi la schiena, s’insinuava una carezza,
              e si trovavano abbracciati.
Ma tutt’a un tratto Elide: – Dio! Che ora è già! – e correva a infilarsi il reggicalze, la gonna, tutto in fretta, in piedi, e con la spazzola già andava su e giù per i capelli, e sporgeva il viso allo specchio del comò, con le mollette strette tra le labbra.
Arturo le veniva dietro, aveva acceso una sigaretta, e la guardava stando in piedi, fumando, e ogni volta pareva un po’ impacciato, di dover stare lì senza poter fare nulla.
Elide era pronta, infilava il cappotto nel corridoio,
                     si davano un bacio,
apriva la porta e già la si sentiva correre giù per le scale.
Arturo restava solo. Seguiva il rumore dei tacchi di Elide giù per i gradini, e quando non la sentiva più continuava a seguirla col pensiero, quel trotterellare veloce per il cortile, il portone, il marciapiede, fino alla fermata del tram.
Il tram lo sentiva bene, invece: stridere, fermarsi, e lo sbattere della pedana a ogni persona che saliva. “Ecco, l’ha preso”,pensava, e vedeva sua moglie aggrappata in mezzo alla folla d’operai e operaie sull’”undici”, che la portava in fabbrica come tutti i giorni.
Spegneva la cicca, chiudeva gli sportelli alla finestra, faceva buio, entrava in letto.  Il letto era come l’aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come fosse stato rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov’era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l’altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide,
in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s’addormentava.
Quando Elide tornava, alla sera, Arturo già da un po’ girava per le stanze: aveva acceso la stufa, messo qualcosa a cuocere. Certi lavori li faceva lui, in quelle ore prima di cena, come rifare il letto, spazzare un po’, anche mettere a bagno la roba da lavare. Elide poi trovava tutto malfatto, ma lui a dir la verità non ci metteva nessun impegno in più: quello che lui faceva era solo una specie di rituale per aspettare lei, quasi un venirle incontro pur restando tra le pareti di casa, mentre fuori s’accendevano le luci e lei passava per le botteghe in mezzo a quell’animazione fuori tempo dei quartieri dove ci sono tante donne che fanno la spesa alla sera.
Alla fine sentiva il passo per la scala, tutto diverso da quello della mattina,
adesso appesantito, perché Elide saliva stanca dalla giornata di lavoro e carica della spesa.
Arturo usciva sul pianerottolo, le prendeva di mano la sporta, entravano parlando. Lei si buttava su una sedia in cucina, senza togliersi il cappotto, intanto che lui levava la roba dalla sporta.
Poi: – Su, diamoci un addrizzo, – lei diceva, e s’alzava, si toglieva il cappotto, si metteva in veste da casa. Cominciavano a preparare da mangiare: cena per tutt’e due, poi la merenda che si portava lui in fabbrica per l’intervallo dell’una di notte, la colazione che doveva portarsi in fabbrica lei l’indomani, e quella da lasciare pronta per quando lui l’indomani si sarebbe svegliato. Lei un po’ sfaccendava un po’ si sedeva sulla seggiola di paglia e diceva a lui cosa doveva fare.
Lui invece era l’ora in cui era riposato, si dava attorno, anzi voleva far tutto lui, ma sempre un po’ distratto, con la testa già ad altro.
In quei momenti lì, alle volte arrivavano sul punto di urtarsi, di dirsi qualche parola brutta, perché lei lo avrebbe voluto più attento a quello che faceva, che ci mettesse più impegno, oppure che fosse più attaccato a lei, le stesse più vicino, le desse più consolazione. Invece lui, dopo il primo entusiasmo perché lei era tornata, stava già con la testa fuori di casa, fissato nel pensiero di far presto perché doveva andare.
Apparecchiata tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi più alzare, allora c’era il momento dello struggimento che li pigliava tutti e due d’avere così poco tempo per stare insieme, e quasi non riuscivano a portarsi il cucchiaio alla bocca, dalla voglia che avevano di star lì a tenersi per mano.
Ma non era ancora passato tutto il caffè e già lui era dietro la bicicletta a vedere se ogni cosa era in ordine. S’abbracciavano. Arturo sembrava che solo allora capisse com’era morbida e tiepida la sua sposa. Ma si caricava sulla spalla la canna della bici e scendeva attento le scale.
Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali,
                forse era già dopo il gasometro.
Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito,
per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.

4 ott 2014

Si..può... fare!!!

Guardando le statistiche, incuriosita dal post di Barbara su come qualcuno potesse giungere nel tuo blog digitando sui motori di ricerca parole insolite, mi imbatto in questo


No, non mi sono meravigliata del fatto che qualcuno mi abbia trovata digitando Moana, la citai su un vecchio post.
La parola che non mi aspettavo proprio è stata Tosatsu kutsu.



Come si sia potuti giungere a me cercando delle scarpe per guardoni mi è ignoto.

Ed io che ero rimasta ai famosi "occhiali a raggi x" che pubblicizzavano sui giornali di quando ero ragazzina. 



Anni fa si sognava di poter vedere, attraverso gli abiti, le nudità nascoste delle donne persone. 
Ora direttamente si filma il bocciolo di rosa della vicina di metropolitana.

La ricerca in tal senso è in continua evoluzione. 





29 set 2014

Molto più di un blog

e poi ti trovi a leggere il blog di un uomo mai conosciuto
alla cui storia ti affezioni subito
a partire dal primo racconto


27 set 2014

Bangladesh non amour




Durante la pausa al lavoro sono andata a dare un'occhiata alla bancarella, ha sempre un bell'assortimento di abiti sfiziosi a basso costo.
Scambio due parole con il ragazzo che mi sta proponendo la sua merce e scopro che proviene dal Bangladesh. Mi racconta di quanto si stia bene nel suo paese, di come le regole laggiù vengano fatte rispettare. Mi spiega che chi ruba viene picchiato dalla polizia, così non lo farà mai più.

Torno pensierosa nella cucina per terminare il pranzo. Con me lavora Yassin, del Bangladesh anche lui. È un ragazzo molto simpatico che sa stare agli scherzi. Gli va di lavorare e non si lamenta mai.
Gli chiedo come si sta nel suo paese e lui: "Molto bene, meglio che qui".

Inizio a pensare che forse questi ragazzi bengalesi vengano da noi semplicemente per imparare la lingua e fare nuove esperienze.

Terminato il lavoro faccio qualche ricerca su questo paese "del  latte e del miele" e mi imbatto in quest'articolo qui

Caspita, mi dico, c'è un muro infinito che impedisce loro di entrare in India.
È lungo circa 3000 km (più o meno la distanza tra la Sicilia e la Svezia).
Ma perché dovrebbero avere l'esigenza di andarsene in India visto che da loro si sta tanto bene? Boh!

[Il video dell'umiliazione nei confronti del povero Habibur Rahman non ho avuto il coraggio di guardarlo, non sopporto nemmeno lontanamente l'idea che in certi paesi si torturi e la si passi liscia]



21 set 2014

Garbatella, proprio come me.

Eravamo a spasso per la Garbatella io e Romeo (il nome è di fantasia).
Cammina, cammina per queste viuzze così romantiche e piene di balconcini infiorati, in cosa ci imbattiamo? In questa pizzeria con un nome molto familiare


Faccio io: "Tocca fa' 'na fotina pe' l'amico mio, uno svejo, simpatico che c'ha un blogghe fico,  R&S.
A noi lettori ci chiama treggatti ma secondo me ce ne sta quarcuno in più che 'gni tanto sbuca fori e commenta.

Con Romeomio continuiamo la passeggiata...

Nemmeno un fiore

 



Sotto quest'ultima foto c'era uno scudetto della Roma che non ho inquadrato per rispetto di Romeomio che tifa per una squadra minore della capitale.

Vediamo poi  questi due treni sotto al ponticello di Via Giulio Rocco.



La nostra passeggiata finisce qui

Ponte Settimia Spizzichino

Ne faremo molte altre, siamo dei camminatori infaticabili con la nostra Nikon sempre al collo.






19 set 2014

Io ve ho avvisato

Cosa succede se una come me, che solitamente non beve alcolici, va in birreria con amici?
Birre alla spina a profusione, tutte di altissimo livello. Che fa? Resta lì a guardare ingolosita?

Mi dico? E che sarà mai 'na biretta...

Fine serata. 'Sta pupetta  cade come 'na pera cotta pe' 'na spinetta bella schiumosa.
[Sono diventata astemia, che imbarazzo]

Uscita dal pub leggo questo

Foto scattata poco prima di entrare nel pub.

Accidenti a me, mi aveva anche avvisato.

16 set 2014

Complotto giudotinèidosionista

Giuro che ingrandendola si vedono le termiti


È stata la NANO-TERMITE!
E noi che fino ad ora abbiamo creduto alla balla delle torri crollate a causa degli aerei dirottati dagli uomini di Al qaeda...

14 set 2014

Lesson number twelve: Pomodori ripieni di riso


Il pomodoro ripieno di riso è un piatto all'apparenza facile ma che, in fase di esecuzione e cottura, può creare difficoltà. 
È molto importante seguire alla lettera questa mia ricetta se non si vuole rischiare di mangiare dei pomodori ripieni con riso crudo o, peggio ancora, insipido.

Ingredienti per 4 persone:
8 pomodori casalino [quelli che vedrete nelle mie foto non lo sono ma a lavoro questi mi portano]
16 cucchiai di riso ideale per risotti
1 bottiglia di passata Mutti
1 tubetto di pomodoro concentrato
Un mazzetto di basilico e uno di prezzemolo
2 spicchi d'aglio
Sale, pepe ed olio q.b.


Cominciate togliendo la parte superiore del pomodoro che poi vi servirà da "tappo".
Svuotate ciascun pomodoro e conservate la polpa. Aiutatevi poi con del sale per togliere l'acqua in eccesso all'interno e lasciateli scolare a testa in giù.


Fate rosolare l'aglio in una casseruola in olio extravergine di oliva [non lesinate con l'olio, più ce ne è più verranno gustosi].
Togliete l'aglio, soffriggete qualche foglia di basilico ed aggiungete la passata, il concentrato e l'interno dei pomodori privato della sua acqua.
Salate e pepate assaggiando poi il tutto. Il sugo deve essere ben saporito.
Quando risulterà cotto, circa un quarto d'ora, togliete la casseruola dal fuoco aggiungete il prezzemolo ed il basilico ben tritati e quindi il riso.


Mettete i pomodori in una pirofila unta con dell'olio, riempiteli con il riso e chiudeteli con il loro "tappo". Se avanza riso mettetelo tra un pomodoro e l'altro, sarà la parte più appetitosa.


Mettetelo nel forno già caldo [circa 200 gradi] e cuoceteli per un'ora e un quarto [assaggiateli prima di spegnere].
Il risultato sarà questo qui*


*se avrete seguito alla lettera le mie indicazioni.



13 set 2014

Gente come noi?

L'omino del pane entra tutto contento e mi fa:
"Ci siamo presi il Circo Massimo!"

"Bene", replico io, "quindi lei è del M5s?"

Lui :"Si certo. Ma guardi che anche lei può diventarlo. È gente semplice, COME ME E LEI."

 [Io e lui? Ma checiazzecco io con quell'ominide?]

Io: "Ah!"

Lui: "Se vuole gliene presento qualcuno."

Io: " Si. Mi porti la testa del Dibbattista!"

Lui: "Caspita, Dibbattista è proprio amico mio, ma che c'entra la testa?"

Io: "Niente, una battuta, ha presente? Tipo Giovanni Battista."

Lui: "Ah no, quello sarà di un altro partito, non lo conosco."

E lui sarebbe COME ME?

5 set 2014

Ve lo meritate l'Isis!

La pretesa di mettere il becco nei conflitti altrui ha creato piu ingiustizie di quelle che voleva impedire.
Qui l'articolo completo

Così parla Carlo Delnevo, padre di Giuliano, il 25enne di Genova partito per la Siria con lo scopo di aiutare i ribelli al regime di Assad e lì morto. Si era convertito alla religione musulmana col nome di Ibrahim.

Leggendo le parole di questo padre mi viene in mente il detto: "Il frutto non cade mai lontano dall'albero".
A quest'uomo Il Messaggero ha dedicato un'intervista di parecchie colonne.
Poveri noi....




3 set 2014

Cercasi vagina, astenersi perditempo.

È tutto un copia incolla ma vi assicuro che l'ho letto proprio qui, cliccate se non ci credete!
La notizia su google news segue quella del massiccio sbarco di immigrati sulle nostre coste.



"Aiuto, non so dov’è la mia vagina!
Una recente indagine europea svela che la metà delle giovani donne non sa dove si trova la vagina. Una situazione che dimostra come l’educazione sessuale e la conoscenza anche soltanto anatomica siano disastrose, nonostante si sia nel XXI secolo e nell’era dell’always connected, con tanto di sovraccarico di informazioni

La metà delle giovani donne partecipanti a un'indagine ha mostrato di non sapere dove si trovano gli organi sessuali femminili.
Fa più sorridere o c’è da mettersi le mani in testa? Giudicate voi, dopo aver letto dell’indagine europea che ha messo in evidenza come la metà delle giovani donne di età compresa tra i 26 e i 35 anni non sanno contrassegnare – in sostanza, individuare – una vagina su un semplice diagramma medico anatomico riproducente gli apparati uro-genitale e riproduttivo.
Ma non basta: difatti il 65% ha addirittura problemi d’imbarazzo con termini quali vagina, vulva e così via.

La ricerca che ha messo in evidenza le lacune e i tabù di molte giovani donne è stata condotta dall’istituzione britannica Eve Appeal, un’organizzazione che si occupa di cancro nelle donne. L’indagine ha per esempio dimostrato che una donna su cinque, di età compresa tra i 16 e i 26 anni, non è stata in grado di nominare un solo corretto sintomo di uno dei cinque tumori ginecologici più diffusi tra le donne, mentre quasi il 40% di esse ha utilizzato dei giri di parole come “parti femminili”, “punti femminili”, per nominare gli organi sessuali, anziché i nomi corretti come vagina, vulva, utero eccetera.

Lo studio ha inoltre trovato che più di una donna su 10, di età compresa tra i 16 e i 35 anni, è in imbarazzo nel chiedere aiuto ai medici per quel che riguarda i problemi ginecologici. Quasi un terzo, poi, non si è addirittura mai sottoposta a visita medica, sempre a causa dell’imbarazzo.
L’indagine mostra dunque che vi è un netto contrasto con quanto popolarmente ritenuto, ossia che la società moderna sia più aperta verso certe questioni, e che dovrebbe essere molto più facile per le donne delle nuove generazioni parlare di salute ginecologica. E, sebbene quasi tre quarti di tutte le donne intervistate attraverso ogni fascia d’età fossero d’accordo con questa affermazione, i risultati hanno mostrato il contrario. In più, oltre il 60% delle donne intervistate ha detto di pensare che le giovani donne sapessero di più sulla salute ginecologica rispetto alle donne più anziane, ma i fatti hanno dimostrato anche in questo caso il contrario: le donne anziane di età compresa tra i 66 e i 75 anni erano molto più istruite sui loro corpi, con otto su dieci donne in grado di contrassegnare correttamente le ovaie, e quasi nove su dieci indicare il grembo materno.

«Alla Eve Appeal sappiamo quanto sia importante promuovere per le donne di tutte le età il diritto parlare dei segni e dei sintomi dei tumori ginecologici, e questa indagine ha messo in luce quanta strada dobbiamo ancora percorrere per far sì che questo avvenga – ha commentato, nel comunicato, Helena Morrissey presidente di Eve Appeal – Questi tumori sono alcuni dei peggiori per le donne, con un tasso di mortalità del 40%. Comprendere i sintomi può salvare la vita, che è il motivo per cui stiamo sollecitando le donne durante questo Gynaecological Cancer Awareness a parlare più apertamente di questi temi salvavita».

Nell’era del “sempre connesso”, del libero accesso a una miriade di informazioni, la realtà dei fatti dimostra dunque che siamo per contro sempre più ignoranti – nel senso che ignoriamo – su molti fatti che invece andrebbero conosciuti a fondo.
Ora possiamo sorridere o metterci le mani in testa."
 [Anche noi.]




14 ago 2014

Ricevo e condivido

Riflessioni sul numero di civili palestinesi e di militanti di Hamas morti nel corso dell'operazione "Margine Sicuro" a Gaza

(liberamente tratto da articoli apparsi sul JPOST.COM e su Il Foglio)



Sembra un mistero la ragione per cui diversi media accettano come oro colato il numero dei morti forniti da Hamas che dichiara che dei circa 2000 palestinesi morti almeno il 90% erano civili. D'altra parte Israele afferma che almeno la metà erano combattenti.

Alcune riflessioni portano a supportare maggiormente la media israeliana piuttosto che quella fornita da Hamas. Persino alcuni gruppi di diritti umani antagonisti rispetto a Israele, secondo un articolo del NY Times, affermano che Hamas considera "vittime civili" i seguenti gruppi di persone: palestinesi uccisi da Hamas in quanto collaborazionisti, o a causa di violenze domestiche; palestinesi uccisi da missili o colpi di mortaio di Hamas o comunque morti durante il conflitto.
Mi chiedo se considera vittime civili i 162 bambini morti per il lavoro massacrante di costruzione dei tunnel del terrore.
D'altra parte Hamas considera combattenti solo i militanti armati che sono stati uccisi mentre combattono contro gli israeliani. Per cui Hamas esclude coloro che hanno contribuito a costruire i tunnel o coloro che hanno messo a disposizione le loro case per immagazzinare o lanciare razzi, la polizia di Hamas, i membri politici o comunque coloro che lavorano a stretto contatto con i terroristi armati.

Questa differenza può essere spiegata con il concetto di "continuum della civilianità", un'inelegante espressione che vuole illustrare la realtà dei fatti: la definizione di "civile" e "combattente" è spesso legata ad un concetto di gradazione. E' ovvio che ogni bambino al disotto dell'età che gli consenta di assistere Hamas è da considerarsi un civile. Ed è altrettanto ovvio che un operativo di Hamas che lancia razzi, porta armi e opera nei tunnel è un combattente. Ma all'interno di questi due estremi vi sono tutte una serie di persone che possono trovarsi più vicini alla figura di un civile o di un combattente.

Le leggi di guerra internazionali non hanno definito (curiosamente la Corte Suprema israeliana ci ha provato!) una chiara linea di demarcazione tra civili e combattenti soprattutto in un contesto di guerriglia urbana dove persone (senza divisa militare) portano armi di notte e cuociono il pane di giorno, che sparano razzi di giorno per poi tornare a casa a dormire con i propri familiari.

I dati forniti dal NY Times suggeriscono che un gran numero di vittime (probabilmente la maggioranza) sono più combattenti che civili.
1) La stragrande maggioranza delle vittime è di sesso maschile: in una società islamica i combattenti uomini sono sicuramente più numerosi delle combattenti donne
2) La stragrande maggioranza delle vittime ha un'età compresa tra i 15 e i 40 anni: età in cui i combattenti sono più probabili; e anche questi sono per la maggior parte maschi
3) Il numero degli over 60 uccisi è infinitesimale
4) Il numero dei bambini sotto i 15 è relativamente basso sebbene siano quelli maggiormente mostrati ai media.

In poche parole i generi e le età delle vittime non sono rappresentative della popolazione di Gaza: sono sicuramente più vicine ai generi e alle età di possibili militanti; ovvero sono più vicine al lato combattente del "continuum".

Ciò prova anche, se ancora fosse necessario, che Israele non colpisce civili in modo indiscriminato (cosa che ovviamente fa Hamas lanciando indiscriminatamente 3.000 missili in un mese sulle città israeliane colpendo tra l'altro anche città cisgiordane). Perché se così fosse la distribuzione delle vittime dovrebbe dovrebbe riflettere la distribuzione della popolazione di Gaza invece di essere più vicina alla figura del combattente.

I media dovrebbero smettere di usare in modo acritico i dati statistici forniti da Hamas, che anche in passato si sono dimostrati altamente inattendibili. Viceversa dovrebbero cercare di procurarsi documenti indipendenti che per ogni vittima ne descrive l'età, il genere, l'occupazione, l'affiliazione ad Hamas e altri fattori obbiettivi che ne possano definire lo stato di combattente o di civile o uno nel mezzo.

Le fonti di Hamas parlano dell'82% di vittime civili. Curioso, è la stessa percentuale fornita in occasione dell'operazione Piombo Fuso.

E' talmente pericoloso (e fazioso) per i media affidarsi esclusivamente ai numeri forniti dalla propaganda di Hamas che quando fu pubblicato l'infame rapporto Goldstone (rinnegato persino dallo stesso autore) in cui falsamente veniva affermato che nell'operazione Piombo Fuso la maggior parte delle vittime erano civili e non combattenti di Hamas che tanti in Gaza si sono lamentati con la stessa Hamas accusandola di codardia per aver permesso che tanti civili fossero uccisi per proteggere i loro combattenti. Di conseguenza Hamas è stata costretta a dire la verità, che in effetti la maggior parte delle vittime sono state combattenti o poliziotti di Hamas. E' probabile che Hamas effettuerà una simile correzione con riguardo a questo conflitto, ma è altrettanto probabile che questa correzione non venga riportata dai media, così come non lo è stato per la precedente.
Il Titolo "La maggioranza delle vittime a Gaza erano bambini, donne e anziani" continuerà pertanto a essere riportato sui giornali malgrado l'evidente falsità.

E' possibile che in oltre un mese di conflitto le televisioni italiane, i telegiornali non siano riusciti a mostrare neanche UN militante palestinese (vivo o morto) armato o intento a lanciare razzi? E' possibile che per vederne uno si debba fare zapping sulla TV indiana? (si, perché un giornalista indiano ci è riuscito).
I reportage dei giornalisti italiani da Gaza continueranno con il giornalismo del "peluche sulle macerie" riflettendo la strategia di Hamas del "bambino morto".

Le statistiche riportate dai telegiornali italiani continueranno a mettere in evidenza da una parte le 1.900 "vittime palestinesi" e dall'altra i 64 soldati e i tre morti civili israeliani.

Se il lavoro del giornalista deve essere riportare con obiettività i fatti (o almeno sottolineando la difficoltà a fornire dati omogenei), bene, i nostri sicuramente non fanno il loro lavoro con coscienza. Il nostro è palesemente un giornalismo in malafede e di parte; e per loro non varrà la giustificazione ex post delle minacce di Hamas ai giornalisti se non avessero effettuato riprese "mirate".

Sergio T.